San Valentino è alle porte: chiudiamole!

Se cercate notizie sull’origine della festa dedicata all’amore, c’è il rischio che vi scoppi la testa. Sì, proprio così. C’è una versione della sua genesi capace di soddisfare ogni genere di palato, ciononostante, dopo aver trascorso giorni di lettura frustrante, potrete riscontrare in ciascuna trasposizione due sacrosante costanti.

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Let it snow! 5 must-visit winter landmarks in Latium

Brace yourselves, winter is coming! Or, we should say, it’s already here. Temperatures dropped so dramatically during last week that Romans are experiencing somenthing very unusual: a real winter!

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Something “extraordinary” is happening in Rome!

Poor Romans! Without having had the chance to recover from the 2000 Jubilee, they now have to face a new, extraordinary one, 10 years in advance. Needless to say, out of the ordinary is also the tense and alarmist atmosphere in which this event is about to be held.

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Neapolitans are such stuff as dreams are made on

In 1976 the unforgettable Massimo Troisi and his mates Lello Arena and Enzo Decaro premiered their new acting company “La Smorfia” at San Carluccio’s theatre in Naples. The actor explained in an interview how this name came out: “It refers to a certain way, typically Neapolitan, to solve their own troubles: playing Lotto and hoping for a straight number… “Smorfia”, in fact, is nothing but the interpretation of dreams and various daily events that have to be translated into numbers to play Lotto”.

To be continued…

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Superstition ain’t the way

In the neapolitan Smorfia, number 17 stands for 'a disgrazia (the disgrace).

In the neapolitan Smorfia, number 17 stands for ‘a disgrazia (the disgrace).

Being Italians, we should quote Eduardo De Filippo instead, whose opinion was that “essere superstiziosi è da ignoranti, ma non esserlo porta male” (literaly: “Being superstitious is a sign of ignorance, but not being superstitious brings bad luck”).

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Arabismi nella botanica: da “arancio” e “limone” al verbo “limonare”

Histoire_et_culture_des_orangers_A._Risso_et_A._Poiteau._--_Paris_Henri_Plon,_Editeur,_1872Tra gli ambiti che riportano un elevato numero di arabismi uno dei più proliferi è il settore della botanica. Indichiamo con botanica tutti quei lemmi che si riferiscono ad alberi da frutto e frutti, ortaggi, spezie e piante, la cui coltivazione in Italia è stata spesso introdotta, attraverso la Sicilia, dagli arabi. Tra le più comuni troviamo ad esempio arancio: dall’ar. persiano n ā r a n ğ, vede la caduta di n- ritenuta parte dell’articolo (un narancio > un arancio) e l’accostamento paraetimologico ad oro, secondo la tendenza per la quale un parlante mediamente colto avvicina una parola nota ad una ignota. La forma narancio è attestata in Boccaccio, nel Sannazzaro, nell’Ariosto e in alcuni dialetti, ad esempio il veneziano naraza. «Il nome del frutto è (…) maschile in tutta la Toscana, fuorchè in zona fiorentina e valdarnese (…). La disposizione porterebbe a vedere nell’arancia fiorentino un innovazione che potremmo interpretare come dovuta ad un livellamento analogico con i nomi degli altri frutti». Questo lemma è interessante non solo per la sua produttività nella creazione di derivati quali aranceto, aranciera, arancino, arancione ed altri, ma anche per la capacità, essendo perfettamente integrato nella nostra lingua, di aver dato origine ad importanti locuzioni, prima fra tutte fiori d’arancio: simbolo, per il loro candore, della purezza, sono usati (oggi per lo più artificiali) nelle acconciature delle spose il giorno delle nozze, per cui l’espressione stessa, fiori d’arancio, è sinonimo frequentemente di nozze; una delle prime attestazioni della locuzione la troviamo nel Palazzeschi (4-317): «Avevano nei capelli dei mazzetti di fiori d’arancio; e fiori d’arancio portavano alla vita, sul petto e in fondo alle sottane». Per quanto riguarda l’etimologia del lemma prendiamo come riferimento la congettura che troviamo nell’opera di Pietro Andrea Mattioli, medico senese del XVI sec., che tradusse il Codex Aniciae Julianae di Dioscoride Pedanio: «Affaticasi agramente il Brasavola in volere esporre donde sia tratto il vocabolo degli aranci, e come che molte derivazioni vi raccolga, per quanto a me pure poco quadranti, non seppe però ritrovare che aranci non vuol dire altro che aurantia poma, che non significa altro che pomi di colore d’oro».

Della stessa importanza è il lemma limone dall’ar. l ī m ū n, di origine indiana: troviamo una primalimonare attestazione del lemma addirittura in Leonardo da Vinci, quindi anteriore alla data ufficiale di ingresso nella nostra lingua (1544). Sarebbe interessante aprire una parentesi sul verbo limonare, derivato naturalmente dal nostro lemma: regionalismo che in epoca moderna si è esteso a tutta la nostra penisola, inteso come “abbandonarsi ad effusioni e giochi amorosi, senza giungere al coito”. Comunemente avvertito come innovazione degli ultimi decenni del 1900, ci è però testimoniato dal lessicografo dei primi anni dello stesso secolo Alfredo Panzini che scrive: «Limonare. Verbo lombardo ora largamente diffuso “far lo svenevole, il cascamorto, far l’asino (toscano)”. I milanesi da “limonare”, parafrasando il verbo dei venditori, dicono “Cinq ghei due, i limonitt”, cinque centesimi due limoni, quando vedono una coppia di innamorati».

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“Ma che parli arabo?” – Again, on the presence of arabisms in the Italian vocabulary

As a group of professionals working in the field of integration and language exchange, we couldn’t remain unmoved before the tragedy that occurred two days ago in Paris. Instead of taking any position or expressing any opinion, which would be both inappropriate and redundant for a blog like ours, we will do what we always did: we will try to show that language is the core of communication and the highest tool for integration deviced by human beings, and how we can improve the understanding and the acceptance of others even just by browsing our own vocabulary. The following article, written some time ago by one of our teachers, is an enjoyable dissertation on the imposing presence of arabisms in the italian lexicon: just a small reminder of our origins and our history.

“Chi è senza passato non ha futuro”.

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