“Ma che parli arabo?” – Again, on the presence of arabisms in the Italian vocabulary

As a group of professionals working in the field of integration and language exchange, we couldn’t remain unmoved before the tragedy that occurred two days ago in Paris. Instead of taking any position or expressing any opinion, which would be both inappropriate and redundant for a blog like ours, we will do what we always did: we will try to show that language is the core of communication and the highest tool for integration deviced by human beings, and how we can improve the understanding and the acceptance of others even just by browsing our own vocabulary. The following article, written some time ago by one of our teachers, is an enjoyable dissertation on the imposing presence of arabisms in the italian lexicon: just a small reminder of our origins and our history.

“Chi è senza passato non ha futuro”.

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An Italian in Japan – episode 5

Il Giappone è noto a tutti come il Paese dell’alta velocità. I famosi treni shinkansen, infatti, consentono di spostarsi rapidamente (e comodamente) da una città all’altra. Pensate che è possibile andare da Kyoto a Hiroshima, distanti più o meno 300 km, in circa 2 ore. Sorprendente, no? Prima di partire immaginavo che avrei trovato una rete ferroviaria complessa e capillare, ma devo dire che sono rimasta comunque stupita dalla gamma di treni disponibili.

Alla stazione di Kyoto, in attesa dello shinkansen... assieme a tanti simpatici pendolari.

Alla stazione di Kyoto, in attesa dello shinkansen… assieme a tanti simpatici pendolari.

Mi è capitato spesso di spostarmi in treno e sono rimasta sbalordita dalla pulizia e dalla puntualità dei treni nipponici, soprattutto se paragonati alla caotica imperfezione del nostro sistema ferroviario: le tragicomiche epopee degli Intercity italiani sono oramai divenute fonte di ispirazione per un intero filone letterario, che peraltro comprende anche un buon numero di lezioni di italiano… Ciononostante devo ammettere che ho sentito la mancanza della variegata umanità che popola i treni del nostro paese, e della vasta (talvolta al punto da risultare asfissiante) gamma di interazioni sociali possibili all’interno di un piccolo scompartimento: sui treni giapponesi il passatempo più gettonato mi è sembrato essere il pisolino, praticato con costanza e abnegazione da tutti i passeggeri, senza distinzione di sesso, età o condizione sociale.

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Tanuki portafortuna alla stazione di Kameoka, sulla Sagano Scenic Railway.

In ogni caso state tranquilli, la perfezione non è di questo mondo e anche qui qualche volta (raramente, molto raramente) vi capiterà di imbattervi in ritardi o di dover spingere un po’ per salire su un treno. Altre volte, invece, troverete piacevoli sorprese. L’altra giorno, ad esempio, sono partita alla volta di Arashiyama, una delle zone più famose di Kyoto, e ho potuto “immergermi” nelle bellezze naturali del posto grazie al Sagano Romantic Train… Date un’occhiata al video per credere! Se capitate da queste parti vi consiglio di non perdere l’occasione di fare un giro. Certo, la guida parla solo in giapponese, ma alla fine della corsa vi allieterà con una bella canzone romantica (non sto scherzando, aveva una bellissima voce!). Una volta scesi dal treno, poi, potrete sgranchirvi le gambe con una pedalata o con una camminata nei dintorni. Siete pigri? Nessun problema, appena usciti dalla stazione troverete ad attendervi dei simpatici ragazzi che vi inviteranno a fare un bel giro in risciò. Allora coraggio, saltate su!

Da Wenzhou a Roma: l’esperienza di Kai

Second episode of our series From students to students, dedicated to those who have lived (or are living) in Italy, have learned Italian with us and are willing to narrate their experience. Today, Kai from China tells us how it was to follow his parents moving from his city, Wenzhou, to Rome.

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An Italian in Japan – episode 3

Chi dice che l'articolo deve andare davanti al nome?

Chi dice che l’articolo deve andare davanti al nome?

Lo so a cosa state pensando: il Giappone è un paese così lontano e così diverso dal mio che sicuramente quando andrò lì l’Italia mi mancherà tantissimo. Come farò senza il mio solito caffè la mattina? E dove troverò i miei amati spaghetti al pomodoro? Riuscirò a sopravvivere senza pane? Voglio la mamma!

Non è proprio Roscioli ma sembra buono!

Non è proprio Roscioli ma sembra buono!

Niente paura. I giapponesi adorano l’Italia e dopo pochi giorni vi sentirete come a casa. Pizzerie e ristoranti italiani sono molto gettonati e in tutti i supermercati è possibile acquistare il pane. Certo, non vi aspettate di trovare il filone del panettiere sotto casa (in fondo siamo sempre in Giappone), ma la scelta disponibile è di tutto rispetto. Io stessa ho mangiato pizza e spaghetti in un ristorante italiano vicino Nagoya e sono rimasta stupita dalla qualità dei piatti.

Probabilmente ne capiscono più loro di noi...

Probabilmente ne capiscono più loro di noi…

Dopo la scorpacciata mi sono concessa una bella passeggiata e che cosa vedo? Una chiesa! Ma come, sono venuta in Giappone per vedere torii e templi e mi ritrovo di fronte alla Basilica di Santa Croce? Eeeeeeeeh? Presa dal panico, ho chiesto informazioni e ho scoperto che si tratta di una chiesa utilizzata esclusivamente per celebrare matrimoni in stile occidentale. A quanto pare le ragazze giapponesi amano l’abito bianco e la marcia nuziale:) A proposito di musica, se volete ascoltare “L’elisir d’amore” di Donizetti affrettatevi a comprare il biglietto aereo, il 16 novembre si va in scena!

Non siete ancora convinti e avete già nostalgia di casa? Procuratevi una scheda telefonica e una biro, qui è molto facile trovare biglietti e cartoline e le cabine telefoniche sono ancora in voga.
Allora, altre obiezioni?

An Italian in Japan, episode 1

What happens when a full blooded Italian girl ends up in Japan?

Follow our teacher Alessia on her trip, searching for slices of Italy in this magic – but yet still unknown to many – country. Meet new friends and discover how Italians and Italian Culture are seen by such a different and distant culture!